Bambini e ragazzi

Disturbi del linguaggio.

  • «Dottoressa, il mio bambino è molto sveglio, comprende tutto, ma alcuni suoni non riesce proprio a produrli.»

  • «Dottoressa, non riesco a capire il mio bambino. A volte gli chiedo di ripetere e me lo dice giusto una volta, poi il giorno dopo non gli viene più.»

  • «Dottoressa, le maestre mi hanno consigliato una valutazione logopedica. Dicono che è in gamba, ma sul linguaggio è indietro.»

Molto spesso il primo contatto inizia così.

Perché succede
Sala visita dello studio di logopedia a Viterbo, con quadri alle pareti

Di che cosa mi occupo.

I disturbi del linguaggio si presentano in tanti modi diversi, da soli oppure intrecciati ad altri aspetti della crescita. Queste sono le difficoltà che incontro più spesso in studio.

  • Ritardo del linguaggio

    Le prime parole arrivano più tardi del previsto, oppure restano poche a lungo. A volte è una fase, a volte è il segnale che vale la pena guardare da vicino: la valutazione serve proprio a distinguere le due cose, con serenità.

  • Suoni e pronuncia

    Suoni che mancano, che vengono sostituiti con altri o detti in modo diverso da come ci si aspetta a quell’età. Quando le persone fuori casa fanno fatica a capire il bambino, di solito è qui che si lavora.

  • Capire ed esprimersi

    C’è chi capisce tutto ma fatica a mettere insieme le frasi, e chi comprende meno di quanto sembra. Linguaggio non vuol dire solo parlare: vuol dire capire, raccontare, chiedere, stare con gli altri.

  • Balbuzie

    Ripetizioni, blocchi o suoni che si allungano e interrompono il flusso del parlato. È un’area che conosco bene, ci ho dedicato la mia tesi di laurea, e che affronto senza fretta e senza mettere ansia al bambino.

  • Linguaggio e sviluppo

    Quando il linguaggio si intreccia con l’autismo, con un’ipoacusia o con un quadro di sviluppo più ampio, lo seguo come parte del tutto, in dialogo con gli altri professionisti che accompagnano il bambino.

Come funziona la valutazione.

Si parte sempre da un’anamnesi attenta: mi racconti l’evoluzione delle prime fasi di vita del bambino, eventuali familiarità con difficoltà di linguaggio o di apprendimento, come è cresciuta la sua comunicazione. Poi guardo da vicino: le strutture anatomiche della bocca, la fisiologia dei movimenti, e una parte fondamentale che è la consapevolezza fonologica.

  1. Primo contatto

    Mi racconti cosa ti preoccupa, l’età, cosa nota la scuola o il pediatra. Capiamo insieme se una valutazione ha senso, senza alcun impegno.

  2. Valutazione condivisa

    Osservo da vicino, in uno o più incontri, senza fretta. Guardo come comunica, come gioca, come sta. Tu sei parte del processo, non spettatore.

  3. Restituzione

    Ti spiego cosa ho visto in parole chiare, senza tecnicismi. Niente etichette buttate lì: solo un quadro onesto e cosa possiamo farne.

  4. Percorso su misura

    Se serve un percorso, lo costruiamo sulla persona, con obiettivi condivisi che rivediamo strada facendo. Mai un pacchetto deciso prima.

Con i bambini molto piccoli la valutazione si prende qualche incontro in più: loro hanno bisogno di tempo per fidarsi, e io di tempo per vederli davvero.

Mary durante un momento di valutazione, studio di logopedia a Viterbo
Sala visita dello studio di logopedia a Viterbo, con orchidea e luce naturale

Un’immagine che uso spesso

La metafora dell’aeroporto.

Immagina di scendere in un paese di cui non conosci la lingua. Sei in aeroporto e qualcuno ti dice una frase: faresti una grande fatica a riconoscere i singoli suoni che la compongono. Non perché non senti, e non perché ragioni male. Semplicemente non hai ancora accesso a quel sistema fonologico, non lo riconosci.

Lo stesso accade ad alcuni bambini con la loro lingua madre: i suoni li sentono, ma il sistema che permette di smontarli, riconoscerli e rimetterli insieme funziona a fatica. È lì che si lavora.

Quando ha senso una valutazione.

Ogni bambino ha i suoi tempi, e non tutto quello che preoccupa è un disturbo. Ma certi segnali meritano uno sguardo sereno, senza allarmismi e senza aspettare troppo a lungo. Quando un genitore mi chiede se sia troppo presto per portare il bambino, la mia risposta è onesta: dare un parere a distanza non è professionale, e una valutazione precoce nella maggior parte dei casi serve a tranquillizzare.

Quando la difficoltà è fonologica, il percorso prevede prima una fase di consapevolezza dei suoni e poi una fase di impostazione articolatoria. Quando invece la difficoltà è una distorsione articolatoria, ci occupiamo soprattutto dello schema motorio: il bambino impara dove deve posizionare la lingua, come deve muoverla, e usiamo strumenti che lo aiutano a sentire la postura corretta. Sono due percorsi diversi, e una buona valutazione serve proprio a capire da quale dei due passare.

  • A due o tre anni usa ancora pochissime parole
  • Capisce tutto, ma fatica a farsi capire quando parla
  • Le persone fuori dalla famiglia faticano a capirlo
  • Si arrabbia o rinuncia quando non riesce a dire quello che vuole
  • Ripete spesso le sillabe, o si blocca su certe parole
  • Le maestre hanno notato qualcosa, anche se il pediatra dice che è presto
Mary con due bambini durante un'attività al tavolo, studio di logopedia a Viterbo

Quando non viaggia da solo

Il linguaggio dentro un quadro più ampio.

I disturbi del linguaggio possono presentarsi anche dentro quadri più ampi. A volte il disordine nasce da prerequisiti comunicativi che non si sono pienamente sviluppati, o da difficoltà nelle funzioni esecutive che sono alla base dei processi di espressione e di apprendimento.

E poi ci sono le competenze pragmatiche, quelle che riguardano il modo in cui il bambino usa il linguaggio per stare con gli altri: chiedere, raccontare, prendere il turno, capire un’ironia, leggere una situazione. È una parte del linguaggio che spesso si dimentica, e che invece pesa parecchio sulla vita di tutti i giorni.

C’è poi un dato che vale la pena tenere a mente: circa la metà dei bambini con un disordine fonologico evolve poi in un disturbo specifico dell’apprendimento, quello che a scuola chiamiamo DSA. Per questo una valutazione precoce, anche solo per essere rassicurati, ha senso.

Mary abbraccia una bambina in camicia celeste, studio di logopedia a Viterbo
Il linguaggio passa anche da qui: da come il bambino si sente, accolto e ascoltato.

Il pezzo che spesso si dimentica

Quello che il bambino sente, dentro.

C’è un aspetto che mi sta molto a cuore: il vissuto emotivo. Quando un bambino è cognitivamente in gamba e capisce benissimo cosa vuole dire, ma poi non viene capito, entra in frustrazione.

Da lì può succedere di tutto: scatti di rabbia, aggressività, oppure il contrario, una chiusura silenziosa. Il bambino smette di provarci, rinuncia a ripetere la sua richiesta all’interlocutore, si fa piccolo. È un costo che non si vede subito, ma che si paga.

Per questo, accanto al lavoro sui suoni e sulla lingua, tengo sempre d’occhio come sta il bambino dentro le sue relazioni, con i compagni e con gli adulti.

Quanto dura un percorso.

Non lavoro a pacchetti di sedute decisi in anticipo, e non trovi un listino su questo sito. La durata dipende dalla persona e dagli obiettivi che fissiamo insieme: una valutazione può chiudersi in un incontro, un percorso può durare qualche mese o accompagnare la crescita più a lungo. Nessun percorso è uguale a un altro, e lo ricalibriamo mentre andiamo avanti.

Cosa possiamo fare, come adulti.

Noi adulti che gli stiamo intorno, genitori in testa, possiamo sostenere queste piccole fragilità con percorsi pensati sul singolo bambino, che facciano da acceleratore al suo sviluppo. Non si tratta di forzare, si tratta di togliere ostacoli e dare strumenti. Così le potenzialità che il bambino ha già dentro possono fiorire davvero, alla sua maniera e con i suoi tempi.

La rete che lavora insieme

Non lavoro
da sola.

Il linguaggio non vive da solo. Quando serve mi coordino con il neuropsichiatra, la scuola e il pediatra: il bambino non viene rimbalzato.