Bambini e adulti

Disfonie.

  • «Il canto è la mia passione, faccio anche teatro, ma qualche volta perdo la voce. La mia coach di canto mi ha consigliato una visita foniatrica e una valutazione logopedica.»

  • «Faccio l’insegnante e la sera sento davvero fatica a parlare. Vorrei capire meglio cosa sta succedendo.»

  • «Il mio bambino strilla sempre, quando è con gli amici. Gli ripeto di non urlare, ma è più forte di lui. Adesso fatico anche ad ascoltarlo, è raucissimo. Non so cosa fare.»

Molto spesso il primo contatto inizia così.

Perché succede
Sala terapia dello studio di logopedia a Viterbo con quadri colorati alle pareti

Di che cosa mi occupo.

La voce nasce da un equilibrio delicato tra respiro, corde vocali e risuonatori. Quando quell’equilibrio si rompe, il suono cambia: diventa rauco, debole, faticoso. Spesso la causa è il modo in cui la voce viene usata, ed è lì che possiamo lavorare.

  • Voce rauca o affaticata

    La voce si abbassa, si vela, verso sera fa fatica a reggere. A volte sparisce del tutto per qualche ora. Quando questo dura settimane, non è più solo stanchezza.

  • Chi usa molto la voce

    Riguarda spesso chi la voce la usa per lavoro: insegnanti, chi parla al telefono tutto il giorno. E i bambini che giocano e parlano sempre a volume alto, sforzandola senza accorgersene.

  • Igiene e uso della voce

    Gran parte del percorso è imparare a usare la voce senza maltrattarla: come respirare, come dosarla, come riposarla. Piccole abitudini quotidiane che cambiano molto.

  • La voce dei bambini

    Anche i bambini possono diventare disfonici, di solito per un uso troppo intenso e sforzato della voce. Con loro lavoro come sempre: attraverso il gioco, senza farne un problema.

Come funziona la valutazione.

Si parte da una valutazione della voce, per bambini e per adulti, per capire da dove arriva lo sforzo e cosa lo alimenta.

  1. Primo contatto

    Mi racconti cosa ti preoccupa, l’età, cosa nota la scuola o il pediatra. Capiamo insieme se una valutazione ha senso, senza alcun impegno.

  2. Valutazione condivisa

    Osservo da vicino, in uno o più incontri, senza fretta. Guardo come comunica, come gioca, come sta. Tu sei parte del processo, non spettatore.

  3. Restituzione

    Ti spiego cosa ho visto in parole chiare, senza tecnicismi. Niente etichette buttate lì: solo un quadro onesto e cosa possiamo farne.

  4. Percorso su misura

    Se serve un percorso, lo costruiamo sulla persona, con obiettivi condivisi che rivediamo strada facendo. Mai un pacchetto deciso prima.

Per la voce la valutazione si chiude di solito in un incontro. Quando serve un controllo medico delle corde vocali, mi coordino con l’otorinolaringoiatra.

Mary durante un momento di valutazione, studio di logopedia a Viterbo
Lavoro sulla voce con la palla propriocettiva, strumento del metodo PROEL, studio di logopedia a Viterbo

L’approccio che ho scelto

Il metodo PROEL.

Per la voce uso il metodo PROEL, ideato dal professor Alfonso Borragán nel 2005. È un approccio basato sulla propriocezione e sull’elasticità: la persona impara a sentire la propria voce dall’interno, a riconoscere come la produce e a renderla di nuovo facile.

Ho frequentato il corso di formazione con il professor Borragán in persona e ho condotto un progetto pilota su questo metodo. Da allora è la cornice che porto in studio quando lavoro su una voce, con gli adulti come con i bambini.

L’obiettivo è una voce eufonica, cioè una voce che esce senza compensi: niente gola tesa, niente sforzo, niente rauchedine alla sera. Una voce che torna a essere uno strumento di relazione, non un peso.

Quando ha senso una valutazione.

La voce che cambia a lungo non è mai soltanto stanchezza. Alcuni segnali meritano un ascolto, prima che diventino un’abitudine.

  • La voce è rauca o abbassata da settimane
  • Si affatica o si spegne dopo aver parlato a lungo
  • Il bambino parla e gioca sempre a volume molto alto
  • Senti uno sforzo costante, in gola, per farti sentire
Sala con scaffali di materiali dello studio di logopedia a Viterbo

A chi capita più spesso

Le voci più esposte.

Le disfonie nascono da tre cose: una predisposizione congenita, un abuso vocale, o un uso scorretto della voce nel quotidiano. A volte i tre fattori si mescolano fra loro.

Sono frequenti in tutte le persone che usano la voce molte ore al giorno: insegnanti, professionisti che parlano al telefono, cantanti, attori, chi conduce sul palco. La voce, come ogni muscolo che lavora a lungo, ha bisogno di essere allenata e di essere riposata.

Ci sono poi i bambini in voce bianca, particolarmente esposti a disequilibri nell’accordo pneumofonico, quel collegamento delicato tra respiro e laringe. Crescono parlando ad alta voce, giocando intensamente, e quella fatica vocale lascia un segno.

Mary accoglie nello studio di logopedia a Viterbo

Quanto pesa, davvero

Quando la voce non risponde più.

Perdere la voce non è soltanto un problema clinico. La voce è il modo in cui ci facciamo riconoscere, in cui leghiamo i nostri pensieri al mondo. Quando si abbassa, si vela, si rompe verso sera, perdiamo qualcosa che usiamo ogni giorno senza farci caso.

Per chi vive di voce, un’insegnante, un cantante, un attore, la disfonia può diventare un peso che entra nel lavoro e nelle relazioni. Per un bambino che strilla sempre e poi non si fa capire più, può diventare frustrazione, e a volte isolamento.

Per questo, quando lavoro su una voce, accolgo prima la persona dietro la voce. Poi si imposta il percorso.

Quanto dura un percorso.

Non lavoro a pacchetti di sedute decisi in anticipo, e non trovi un listino su questo sito. La durata dipende dalla persona e dagli obiettivi che fissiamo insieme: una valutazione può chiudersi in un incontro, un percorso può durare qualche mese o accompagnare la crescita più a lungo. Nessun percorso è uguale a un altro, e lo ricalibriamo mentre andiamo avanti.

Cosa possiamo fare, come adulti.

Non possiamo chiedere a un bambino di non strillare. Possiamo chiedergli di farlo senza creare danno. Vale lo stesso per gli adulti che usano molto la voce: non si tratta di parlare di meno, ma di parlare in un modo che non logori. La voce torna leggera quando smettiamo di pagarle un prezzo.

La rete che lavora insieme

Non lavoro
da sola.

Sulla voce la parte clinica spetta all’otorinolaringoiatra, che guarda le corde vocali. A me spetta il gesto vocale: rendere di nuovo facile la voce.